Il prezzo non è giusto
AstraZeneca ha detto di no, per la terza volta, all’offerta d’acquisto dell’azienda farmaceutica americana Pfizer: troppo incerte le conseguenze, troppo basso il prezzo. Il colosso anglo-svedese considera non sufficienti le 55 sterline (67,5 euro) per azione che Pfizer ha proposto, per un valore totale di 69 miliardi di sterline (84,6 miliardi di euro): l’ultima conference call, venerdì notte, era finita con la richiesta da parte di AstraZeneca di almeno 59 sterline per azione, Pfizer aveva detto di no – l’offerta era di 53,50 sterline – ma poi ha rilanciato ancora, prendendosi però un altro rifiuto.
11 AGO 20

AstraZeneca ha detto di no, per la terza volta, all’offerta d’acquisto dell’azienda farmaceutica americana Pfizer: troppo incerte le conseguenze, troppo basso il prezzo. Il colosso anglo-svedese considera non sufficienti le 55 sterline (67,5 euro) per azione che Pfizer ha proposto, per un valore totale di 69 miliardi di sterline (84,6 miliardi di euro): l’ultima conference call, venerdì notte, era finita con la richiesta da parte di AstraZeneca di almeno 59 sterline per azione, Pfizer aveva detto di no – l’offerta era di 53,50 sterline – ma poi ha rilanciato ancora, prendendosi però un altro rifiuto. Ieri il valore in Borsa di AstraZeneca è crollato del 14 per cento: gli investitori rumoreggiavano, i fondi che hanno partecipazioni nell’azienda inglese si sono lamentati, si aspettavano che il deal andasse a buon fine, e il rialzo delle scorse settimane era dovuto proprio a queste aspettative. Ma in questione non c’erano soltanto ragioni di business, perché questa fusione è diventata, nel Regno Unito e anche negli Stati Uniti, un caso politico. O meglio: un caso di politica economica. Pfizer aveva fatto presente senza troppi fronzoli che uno degli obiettivi dell’accordo era anche fiscale: nel Regno Unito si pagano meno tasse, conviene avere l’headquarter di un gruppo globale nella City. Alcuni inglesi si sono risentiti: AstraZeneca è il secondo gruppo farmaceutico più importante del paese, dà posti di lavoro (6.700 nel Regno Unito, 51.500 in tutto il mondo) e contribuisce alla ricerca e allo sviluppo dei farmaci e della scienza: non può diventare preda soltanto perché la sua sede fa gola a stranieri che vogliono risparmiare sulle tasse. Il governo del conservatore Cameron è stato accusato di fare da “cheerleader” della Pfizer, e i laburisti hanno creato una campagna contro l’acquisizione fatta per salvare i lavoratori britannici e ovviamente dar contro a un governo che s’appassiona troppo alle speculazioni.
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I laburisti hanno vinto questa battaglia – e forse tutta la guerra: Pfizer ha tempo fino al 26 maggio per fare un’altra offerta, ma molti esperti dubitano che il corteggiamento continuerà – e si rivendono, alla vigilia delle elezioni, come gli unici difensori dell’interesse nazionale britannico. Cameron dichiara che il governo è neutrale, e ricorda che Pfizer le garanzie su lavoratori e ricerca le ha fornite. Il premier gongola perché le aziende vorrebbero tutte stabilirsi a Londra, ma prega che Pfizer mantenga la promessa: aveva detto che non avrebbe fatto un’opa ostile. Un rilancio sarebbe perfetto, lo scontro frontale un disastro.
I laburisti hanno vinto questa battaglia – e forse tutta la guerra: Pfizer ha tempo fino al 26 maggio per fare un’altra offerta, ma molti esperti dubitano che il corteggiamento continuerà – e si rivendono, alla vigilia delle elezioni, come gli unici difensori dell’interesse nazionale britannico. Cameron dichiara che il governo è neutrale, e ricorda che Pfizer le garanzie su lavoratori e ricerca le ha fornite. Il premier gongola perché le aziende vorrebbero tutte stabilirsi a Londra, ma prega che Pfizer mantenga la promessa: aveva detto che non avrebbe fatto un’opa ostile. Un rilancio sarebbe perfetto, lo scontro frontale un disastro.